
E’ incredibile come tanti giornalisti disoccupati, come tanti pregiudicati, tanti ricconi palazzinari e non, con la laurea o la terza media, disturbati e indisturbati, forse aterosclerotici o tossicomici, aggressivi e cafoni, in questo nuovo secolo, riescano ad affacciarsi alla politica, piazzandosi nei meglio posti delle strutture statali, avendo aderito al mercato del miglior offerente per non lavorare e incassare indennità a vita, oppure per non far fallire le proprie aziende ottenendo l’immunità.
Andate a curiosare sul sito della camera o del senato invece di guardare i Talk in TV, oppure cercate i loro curricula con l’IA: ne vedrete delle belle. La Democrazia bisogna saperla usare bene per trarre vantaggio dai cretini, come nel Commercio.
Tanti zombie “ingoia-propaganda” di destra o sinistra, sottoposti al ricatto economico del sistema che pure sostengono, li acclamano, e contribuiscono a plasmare un’Europa dal volto molle, senza unghie e senza denti, avvallando questa svolta neomelodica politicamente vuota che ci espone al peggio che accade nel mondo.
Nella polarizzazione politica senza alternative, pieno di frustrazione e rabbia per una condizione miserrima, l’elettore zombie si nutre della demagogia dei suoi leader, sperando nel Bonus per iscriversi nella scuola privata e recuperare gli anni perduti, nel condono edilizio, nel bonus bebé, in cambio solo del proprio voto: che importa se poi il diritto alla sanità scompare e se le strade, le scuole crollano a pezzi e il tuo stipendio fa sempre schifo?
L’Europa ha smesso di sognare il suo grandissimo patrimonio culturale.
Tante figure mitiche e importanti che con la loro cultura e dirittura morale hanno contribuito a formare il secolo che l’ha ricostruita nel dopoguerra, erano solo visioni.
L’esplosione dell’intelligenza artificiale, sta restituendo invece la faccia grezza di un Paese com’è sempre stato: primitivo e ignorante, razzista e codardo intrufolando e instaurando nelle nostre amministrazioni e nei nostri ministeri, la dittatura dei lacché.
Nell’algoritmo della cattiveria i Robot siamo noi
©l’Assenzia







